Cresce l’export del food ‘Made in Italy’

Il food italiano viaggia sempre di più nel mondo. È quanto riporta una nota della società di spedizioni Dhl Global Forwarding: “Ogni anno 1,2 miliardi di persone in tutto il mondo, acquistano un prodotto dell’agroalimentare italiano, tra questi 750 milioni sono consumatori fidelizzati”. Tra il 2004 e il 2014, il valore dell’export alimentare è aumentato dell’83,8%, il doppio rispetto al totale italiano (+46,1%).

Negli ultimi anni, in questo settore si sono registrati sviluppi non indifferenti. Nel 2015, grazie anche all’intenso sviluppo delle esportazioni, l’agroalimentare è infatti cresciuto del 4,6%, trend confermato anche per il 2016 come attesta la crescita delle spedizioni DHL in quest’ambito, aumentate di oltre il 20%.

Alcuni esempi:

  • Pesche di Cesena: ogni anno 30.000 tonnellate di frutta da nocciolo, ossia pesche e ciliegie, vengono esportate negli Emirati Arabi. Quest’anno, nel periodo del Ramadan, solo dalla provincia di Cesena DHL ha spedito via aerea oltre 30 tonnellate di pesche;
  • Gelato artigianale prodotto a Torino: solo a giugno 2016 DHL ha spedito ad Hong Kong oltre 10 tonnellate di gelato “surgelato”;
  • Castagne: oltre 150 tonnellate di castagne cuneensi (15% circa della produzione italiana) viaggiano alla volta di USA e Canada;
  • Mele: più di 500 container (10.000 tonnellate) di mele del Trentino volano verso Emirati Arabi e Senegal;
  • Succhi d’arancia: dalla Sicilia partono oltre 2.000 tonnellate di succo di agrumi surgelato, verso Giappone, USA, Australia e Cina;
  • Mozzarella e burro: dalla Campania viaggiano verso Cina, Giappone e Emirati Arabi circa 1.000 tonnellate di mozzarella, ma il mercato è in crescita grazie a nuove soluzioni refrigerate.

Ma come viaggia il cibo? Il trasporto aereo è sicuramente tra i favoriti. DHL ha allestito, infatti, strutture all’avanguardia come i quattro Centri di Eccellenza (Milano, Roma, Napoli e Venezia) con team dedicati, ma anche cross docking di spedizioni deperibili, congelate e surgelate grazie a celle a temperatura controllata, oltre alla gestione delle operazioni doganali.

Fondamentale per preservare la qualità del ‘Made in Italy’ è senza dubbio l’utilizzo della temperatura adatta: temperature estreme possono portare alla degradazione/distruzione del prodotto. Stiamo parlando sia di danni economici sia d’immagine e fiducia verso l’intera filiera del trasporto italiano agroalimentare: se a Dubai si possono gustare pesche romagnole o a Tokyo autentiche mozzarelle è grazie a una corretta gestione della spedizione aerea del food.