Acqua dalle Fiji e cervo dalla Nuova Zelanda: ecco i piatti a Km 25.000

Che la logistica degli alimenti a volte sia “estrema”, per usare un eufemismo, è noto. Quanto possa essere estrema ce lo ricorda una volta all’anno da quindici anni a questa parte l’Iniziativa delle Alpi (Iniziativa da las Alps in ladino), un’organizzazione ambientalista svizzera che attribuisce il premio Sasso del Diavolo alle aziende alimentari e GDO svizzere responsabili di trasporti considerati assurdi.

Quest’anno è in ottima posizione per vincere l’acqua minerale Fiji, che viene proprio dalle Fiji, in mezzo al Pacifico, fa 22.000 chilometri in nave per arrivare in Inghilterra, dove viene imbottigliata, per poi raggiungere i negozi elvetici (un altro paio di migliaia di chilometri in camion) ed essere venduta alla modica cifra equivalente a 57,50 euro per 12 bottiglie da un litro.
Peraltro, la bottiglia è di banale PET, ma “è una delle acque minerali naturali più famose al mondo, scelta da star come Nicole Kidman, Scarlett Johansson e dal Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama”. Fanno 224 grammi di CO2 a chilometro.

Anche i bocconcini di cervo selvaggio in salmì provenienti dalla Nuova Zelanda sono ben piazzati. Fanno quasi 25.000 chilometri, congelati, per arrivare in Svizzera per nave e terra via Brema. Totale, 99 grammi di CO2 al chilometro.

A ben vedere, però, anche il terzo candidato, il caffelatte in lattina (siamo in Svizzera) della Emmi non sfigurerebbe. Si basa su latte svizzero che però viene mandato nel nord della Germania per essere messo in lattina e poi ritorna. Fanno 1370 chilometri, via camion.

 

Da notare che sono tutti esempi che “stanno in piedi” dal punto di vista economico aziendale. Per il resto, giudicate voi.