L'innovazione nei container refrigerati Climactive nasce dalla collaborazione tra Daikin e CMA-CGM

L’aumento del commercio internazionale di prodotti freschi, come frutta e verdura, sia tropicali che in controstagione, spinge l’innovazione nel settore dei container refrigerati, i reefer. Abbiamo parlato recentemente del sistema ad atmosfera modificata utilizzata da Maersk.

Uno dei grandi concorrenti del colosso danese, la francese CMA-CGM, parte della Ocean Alliance con altre compagnie cinesi, taiwanesi e di Hong Kong, risponde con un prodotto che utilizza tecnologia della giapponese Daikin.

Lo specialista nipponico di climatizzazione e refrigerazione, infatti, ha messo a punto e commercializza un sistema di gestione dell’atmosfera interna al container basato sulla tecnologia dell’assorbimento oscillante sotto vuoto (VPSA).

Utilizzando la zeolite, il sistema estrae azoto dall’aria e produce un gas povero di ossigeno che viene pompato nel container. In un tempo relativamente breve (sotto le 24 ore), l‘atmosfera interna viene modificata e diventa povera di ossigeno (un quarto del livello naturale). 

La frutta e la verdura trasportata a questo punto smette di 'respirare' e la sua maturazione si interrompe. Inoltre, il prodotto non perde più acqua tramite la traspirazione e quindi non appassisce, un fenomeno che viene invece normalmente favorito dalle condizioni di refrigerazione.

Infine, dal momento che l’azoto viene aggiunto all’aria già presente nel container, si crea un ambiente e pressione positiva che impedisce l’infiltrazione di ossigeno e di microorganismi, come spore di muffe e batteri, dall’esterno.

(descrizione)

CMA-CGM offre la tecnologia Daikin nel suo reefer Climactive. I mercati di riferimento sono il trasporto di prodotti deperibili ad elevato tempo di transito (banane, frutta tropicale in genere), ma anche quelli ad alto valore aggiunto, come quelli con etichetta 'biologico' e quelli in controstagione.

La tecnologia attiva inoltre si adatta bene anche a prodotti con basso livello di traspirazione (un esempio per tutti, l’uva da tavola), che non reagisce bene in container passivi ad atmosfera controllata, e che usano la traspirazione naturale per abbassare il livello di ossigeno.

Infine, essendo più rapidi nel raggiungere la giusta concentrazione di ossigeno, i reefer attivi si adattano bene anche a percorsi brevi e medi, per esempio quelli all’interno del Mediterraneo e verso il Medio Oriente e l’Europa del Nord.

Un’ultima osservazione dal punto di vista OITA. Sempre più si constata che, per il trasporto di fresco e freschissimo, al controllo della temperatura si affianca quello dell’atmosfera (che comprende anche l’umidità).
Nei container ottenere queste condizioni è relativamente facile, visto che le porte si aprono all’inizio e alla fine del viaggio. Ma, se invece di controllare l’atmosfera di un intero vano di carico, ci si concentrasse su casse e contenitori, ognuno con una sua destinazione finale precisa?

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